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Notizie

Nuovo logo europeo del Biologico

(obbligatorio dal 1 luglio 2010)

L'agricoltura biologica è un sistema di produzione agricola che cerca di offrire al consumatore prodotti freschi, gustosi e genuini, rispettando il ciclo della natura.
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ROCCA srl.

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Ti invitiamo a leggere

Servire il vino è un arte fatta di dettagli, piccoli e grandi, che consentono il migliore e il giusto apprezzamento della bevanda.

"Rosso, bianco, rosé o grigio a seconda del vitigno; dolce, corposo o fruttato a seconda dell'invecchiamento e del grado di fermentazione. Abbina un bianco secco, magari un prosecco, ai piatti di pesce; scegli invece un bianco più liquoroso, come il Moscato, per il dessert. Accompagna i piatti a base di carne con un rosso:Pinot Noir, Chianti o Cabernet-Sauvignon, per esempio."
Le domande e le risposte per comprendere subito un buon vino

 Curiosità
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* Una cosa fondamentale da ricordare stando a tavola, prima di bere un bicchiere di vino, e dopo aver bevuto e posato di nuovo il bicchiere sulla tavola, è quella di pulirsi la bocca con un tovagliolo.

* Nel caso vi trovaste nella posizione di padroni di casa e doveste servire del vino, ricordatevi sempre di versarlo da destra, facendo ruotare la bottiglia nel momento di rialzarla dal bicchiere, in modo da non far cadere neanche una goccia sulla tovaglia.

* Quando bevete un vino bianco o un rosato, ricordatevi di reggere il bicchiere nella parte inferiore, magari proprio alla base dello stelo, e soltanto con il pollice e l’indice, in quanto il contenuto deve mantenersi fresco e non va scaldato col calore della mano.

* Una cosa molto elegante da ricordare a tavola è che non bisogna andare incontro al bicchiere ma viceversa avvicinare questo verso la bocca.

* Questa è una regola ferrea che va assolutamente rispettata: quando si brinda in onore di una persona, non è ammesso astenersi, neppure se astemi; in quel caso si può sfiorare il bicchiere solo con le labbra.

* Quando si prepara la tavola, insieme ad altre accortezze, bisogna sempre ricordarsi di mettere 2 bicchieri separati per l’acqua e per il vino, poiché questi non vanno mai uniti nello stesso bicchiere. In ogni caso il numero di bicchieri a tavola non può superare le 4 unità. Troviamo: il bicchiere per l’acqua, quello per il vino bianco, quello per il rosso e infine, ma solo se previsto nel menu, quello per il vino dolce.

* Visto che ogni vino ha una sua temperatura ideale di servizio, riportiamo qui di seguito la tabella ufficiale realizzata dall’Unione Internazionale degli Enologi:
- spumanti 8°C
- bianchi e rosati secchi 10°C
- bianchi e rosati semisecchi 12°C
- rossi poco tannici e colorati 14°C
- rossi mediamente tannici e colorati 16°C
- rossi tannici e intensamente colorati 18°C
- passiti e liquorosi 8-18°C

* Quando ci troviamo a tavola a casa di coloro che ci hanno invitato, bisogna ricordarsi che l’unica bevanda di cui ci si può servire da soli e che si può richiedere se venisse a mancare durante il pasto è l’acqua.

* Il bicchiere per il vino deve essere sempre di vetro trasparente o di cristallo e mai colorato, in quanto il colore del vino deve essere evidente, e inoltre bisogna ricordarsi che questo non va mai riempito fino all’orlo, e comunque mai oltre i due terzi della loro altezza.

* Queste poche regole di seguito elencate vanno tenute presenti quando ci si trova di fronte alla decisione di acquistare o meno un tipo di bicchiere da vino:
- innanzi tutto preferiamo la forma a calice che ci permetterà un’impugnatura lontana dal naso;
- valutiamo la lunghezza dello stelo in proporzione al tipo di vino, più lungo per il vino bianco in quanto deve rimanere fresco e bisogna tenere lontano il calore della mano;
- accertiamoci che abbia uno spessore sottile, naturalmente non colorato e di vetro liscio per una corretta visione delle tracce che il vino lascerà all’interno del bicchiere.

* Quando si apre una bottiglia di vino effervescente bisogna evitare di fare il botto e poi bisogna ricordarsi di versare lentamente il contenuto per non far uscire la spuma dal bicchiere.

* Una volta acquistata una bottiglia di vino ci troviamo di fronte al problema di come e dove tenerla nel modo corretto, poiché sappiamo che una buona conservazione è alla base di un corretto invecchiamento del vino stesso.

* Evitiamo di riporre le bottiglie di vino vicino a fonti di calore ma privilegiamo una cantina, o comunque un locale aerato con una temperatura costante tra i 10 e i 15 gradi, e senza muffa, ma con un’umidità intorno ai 50 - 70 gradi.

* Quando si porta un vino in tavola, o quando si versa, ricordarsi sempre di non coprire con la mano l’etichetta ma di lasciarla visibile a tutti i commensali.

* Un’altra regola da rispettare è quella di non servire mai due distinte varietà di vino nello stesso bicchiere.

* L’uso del decantar o caraffa è d’obbligo per i vini rossi invecchiati, che, con il trascorrere degli anni tendono a formare del deposito. In questo modo il vino si ossigenerà, sprigionando così i suoi profumi. Si versa lentamente senza agitare la bottiglia, evitando di far scendere anche il deposito nel decanter.

* E’ consentito lasciare la polvere presente su una bottiglia di vino rosso invecchiato, e portarla a tavola utilizzando un paniere.

* Ricordarsi di avvolgere con un tovagliolo la bottiglia prelevata dal secchiello di servizio, per non sgocciolare sulla tovaglia mentre si versa.


Buona lettura!
BREVE STORIA DEL VINO

La storia del vino è un po' la storia stessa dell'umanità. Risulta quindi difficile tracciarne con precisione il corso: ogni civiltà, ogni impero, ogni vicenda politica e di potere ha avuto le proprie storie di vino, più o meno legate agli eventi stessi che hanno delineato il corso della storia.
Non pretendiamo con queste poche righe di aggiungere qualcosa a quanto già scritto o detto da illustri esperti di tutto il mondo. E' nostro intento soltanto presentare in modo semplice e sintetico le tappe fondamentali dello sviluppo di questa straordinaria bevanda, nella certezza che la conoscenza, seppure superficiale, di questo cammino ci permetta di apprezzare e capire meglio il vino di oggi.
   
Nei tempi antichi Nel Medioevo Gli ultimi secoli La situazione in Italia

La storia del vino muove i primi passi in oriente, nella culla della civiltà. La Bibbia, nella Genesi, ci riferisce di Noè che appena uscito dall'arca pianta una vigna e ne ottiene vino, fornendoci testimonianza del fatto che le tecniche enologiche erano ben conosiute già in epoca prediluviana.

Gli Egiziani furono maestri e depositari di tali tecniche. Con la cura e la precisione che li distingueva, tenevano registrazioni accurate di tutte le fasi del processo produttivo, dal lavoro in vigna alla conservazione. Ne abbiamo testimonianza dai numerosi geroglifici che rappresentano con qrande ricchezza di particolari come si produceva il vino dei faraoni. Paradossalmente possiamo dire di sapere tutto e niente del loro vino, ovvero sappiamo come lo facevano ma non possiamo purtroppo sapere che sapore avesse!

Attraversi i Greci e i Fenici il vino entrò in Europa. I poemi omerici testimoniano ampiamente la presenza e l'importanza del vino: a Polifemo, ad esempio, viene propinato puro un vino che secondo le usanze dell'epoca veniva diluito con 16 parti di acqua! A quel tempo il vino si diffuse proprio in terre come l'Italia, la Francia e la Spagna che ne sarebbero diventate la patria.

All'epoca dell'Impero Romano la viticoltura si diffuse enormemente, raggiungendo l'Europa settentrionale. I più celebri scrittori non lesinavano inchiostro per elargire i propri giudizi e decantare le virtù dei vini a loro più graditi. Si scrisse tanto sul vino che oggi non è difficile ricostruire una mappa vinicola della penisola al tempo dei Cesari. Le tecniche vitivinicole conobbero in quei secoli notevole sviluppo: a differenza dei Greci, che conservavano il vino in anfore di terracotta, i Romani cominciarono a usare barili in legno e bottiglie di vetro, introducendo, o quantomeno enfatizzando, il concetto di "annata" e "invecchiamento". Fu a partire dal secondo secolo che si cominciò a dare importanza alla coltivazione della vite in Borgogna, nella Loira e nella Champagne.
 
Nei tempi antichi Nel Medioevo Gli ultimi secoli La situazione in Italia

Nei secoli bui del Medioevo il potere assoluto della Chiesa influì fortemente sullo sviluppo della vitivinicoltura, così come sullo sviluppo di ogni altro campo della vita sociale e artistica. Il vino, ma soprattutto il buon vino, era ancor più sinonimo di ricchezza e prestigio e l'eccellere nella produzione di qualità divenne per alcuni ordini ecclesiastici quasi una ragione di vita. I Benedettini, diffusi in tutta Europa, erano famosi per il loro vino e per il consumo non proprio moderato che ne facevano.

Quando Bernardo, ex monaco benedettino, fondò nel 1112 l'ordine dei Cistercensi, fu dato ulteriore impulso al tentativo di produrre vini di alta qualità specialmente in Borgogna, obiettivo alimentato anche dalla forte competizione tra le abazie.

Intanto Bordeaux fa storia a sè, dominata non dal potere ecclesiastico ma da interessi commerciali con l'Inghilterra, sempre più interessata al suo claret o chiaretto. Questo legame vinicolo tra Francia e Inghilterra, nonostante qualche peripezia, è destinato a durare nei secoli.

Si comincia a delineare fortemente in questi secoli il ruolo centrale della Francia nella produzione di grandi vini, ruolo che soltanto negli ultimi decenni ha cominciato a conoscere degni antagonisti, fra i quali l'Italia.
 
 
 
 
 
Nei tempi antichi Nel Medioevo Gli ultimi secoli La situazione in Italia

Gli ultimi secoli della nostra era sono stati testimoni di uno sviluppo straordinario delle tecniche vitivinicole. L'arrivo della cioccolata dall'America, del tè dalla Cina, del caffè dall'Arabia e la diffusione di birra e distillati nel XVII secolo, rese la vita difficile al vino, che perse il primato di unica bevanda sicura e conservabile. Questo ha spinto i produttori a cercare la migliore qualità per competere con i nuovi arrivati. L'evoluzione tecnologica nella lavorazione del vetro rese più facile la relizzazione di bottiglie adatte e la scoperta del sughero rese possibile condizioni di conservazione ideali.

Nella Champagne si cominciò a parlare di un monaco benedettino, Dom Perignon, famoso per il suo perfezionismo quasi maniacale e per il suo straordinario vino. Molti non sanno che l'obiettivo di Dom Perignon era quello di ottenere un vino perfettamente fermo, ma i suoi sforzi erano frustrati da un clima e da un terreno che facevano inesorabilmente rifermentare il vino nelle bottiglie rendendolo spumeggiante.

Nel XVIII secolo si consolidò la tendenza a produrre vini più intensi, scuri e fermentati a lungo. Cominciò ad affermarsi in questo contesto il porto come straordinario vino da lungo invecchiamento.

Intanto i grandi Chateau di Bordeaux continuavano a produrre vini di pregio per i loro migliori clienti, gli inglesi, che non hanno mai potuto contare su una produzione locale di quantità (e tantomeno di qualità).

Il XIX secolo ha vissuto la massima euforia vitivinicola. L'economia nazionale di molti paesi si basava sulla produzione di vino. Ma prima della fine del secolo, doveva abbattersi il grande flagello della filossera, un parassita che colpisce le radici della vite europea. Quasi tutti i vigneti d'Europa andarono distrutti o furono gravemente danneggiati. La soluzione , non certo indolore, fu quella di ripartire da zero innestando la vite europea sulla radice americana immune alla filossera.

La rivoluzione industriale ha cambiato, negli ultimi decenni, il mondo del vino. Grazie alle tecniche di refrigerazione dei vasi vinari, paesi caldi come la California e l'Australia hanno cominciato a produrre vini eccellenti, grazie anche a uve di eccezionale qualità. Il Nuovo Mondo ha avuto la capacità, grazie alla mancanza di convenzioni e condizionamenti, di imparare in fretta e raggiungere risultati straordinari in pochissimo tempo.
 
Nei tempi antichi Nel Medioevo Gli ultimi secoli La situazione in Italia

Nel nostro paese si è sempre pensato di saper fare il vino meglio degli altri. Senza dubbio l'Italia è un paese strordinarimante vocato alla viticoltura (non dimentichiamo che i Greci la chiamavano Enotria, terra del vino). Purtroppo però questa vocazione del territorio non è stata mai sfruttata appieno. Pesano come un macigno le parole di quel viticoltore francese che negli anni '50 disse al grande Veronelli: "Voi da uve d'oro fate vini d'argento, noi da uve d'argento facciamo vini d'oro". Purtroppo aveva ragione. Dal Medioevo a oggi in molte zone d'Italia è cambiato ben poco nel modo di allevare viti e fare vino. Per i più, vige ancora la cultura del "vino del contadino" come massima lussuria enologica, finendo per scambiare per buon vino prodotti instabili e spesso maleodoranti.

Da alcuni anni per fortuna qualcosa sta cambiando. Sempre più aziende cominciano a lavorare sulla qualità, sulla bassa resa per ettaro e sull'applicazione di criteri scientifici in fase di vinificazione. Così al fianco di Sassicaia, Tignanello e compagnia stanno sorgendo una gran quantità di vini eccelenti che nulla hanno da invidiare ai grandi vini francesi, californiani o australiani.

Il potenziale dell'Italia vitivinicola è immenso e le aziende l'hanno capito. D'altra parte i consumatori si dividono ancora in "bevitori" e "degustatori", i primi (ancora la maggioranza) affezionati al vino della casa e un po' incuranti della qualità, i secondi più consapevoli del fatto che il vino può essere un'opera d'arte.
 
 
 
 
 

 
I VITIGNI PIU' IMPORTANTI

E' importante prima di tutto sfatare la credenza che le caratteristiche e la qualità di un vino dipendano esclusivamente dal nome del vitigno usato. Pensare questo equivale a dire che tutti i Sauvignon sono più o meno uguali, e lo stesso per i Merlot, i Cabernet e così via.
Ovviamente le cose non stanno così e il fatto si spiega comprendendo quanti e quali fattori contribuiscono alla riuscita di un vino. Certamente la qualità del vitigno e le sua caratteristiche "tipiche" sono importantissime, ma altrettanto importante è quanto queste qualità vengono valorizzate scegliendo la giusta collocazione geografica e microclimatica (quella complessa interazione di fattori che i francesi chiamano "terroir"), nonchè un ineccepibile lavoro in vigna, fatto prima di tutto di basse rese per ettaro.
Poi c'è il metodo di raccolta, la selezione dei grappoli, le tecniche di vinificazione condotte con rigore scientifico ma anche con quell'istinto che un buon enologo deve possedere. Ciascuna di queste fasi richiederebbe interi trattati per essere ampliata a dovere, ma una cosa è chiara: i Sauvignon non sono tutti uguali!

(I vitigni sono elencati in ordine alfabetico. Quelli bianchi sono titolati in Giallo, quelli rossi in Rosso)
 
Barbera Vitigno molto diffuso in Piemonte, dove per molto tempo è stato usato per produrre o tagliare vini senza pretese. Da un po' di tempo a questa parte è stato valorizzato il suo potenziale, dando origine a vini ricchi, fruttati e corposi.
Cabernet Sauvignon Vitigno francese di grande carattere, principale varietà del Médoc. Diffuso in tutto il mondo, dà origine a vini speziati, erbacei, tannici con caratteristico sentore di ribes. In Italia è largamente utilizzato con risultati anche eccezionali (ad esempio per produrre il famoso Sassicaia). Esiste anche la varietà Cabernet Franc, poco conosciuta nel nostro paese ma largamente utilizzata nel bordolese.
Chardonnay Vitigno francese diffuso in tutto il mondo grazie alla facilità di coltivazione e vinificazione. Costituisce la base dei grandi bianchi di Borgogna ed è usato anche per lo Champagne. In Italia è molto diffuso per produrre sia vini fruttati e leggeri che vini potenti e corposi e i migliori spumanti metodo classico. L'enorme diffusione di questo vitigno ha contribuito a una certa "standardizzazione" del gusto vista di cattivo occhio da alcuni.
Corvina Vitigno tipico del Veronese, da cui si ottiene il famoso Amarone. Produce vini dal colore rubino intenso e carattere ricco, tannico e fruttato.
Dolcetto Vitigno molto diffuso in Piemonte dova dà orogine a vini secchi, eleganti e vellutati. Sta conoscendo un periodo fortunato e in alcune versioni presenta anche ottima struttura, frutto e concentrazione.
Inzolia Importante vitigno siciliano, base dei più importanti bianchi della regione fra cui il Marsala. Produce vini secchi e profumati, che possono essere anche strutturati e longevi
Malvasia Esiste in molte varietà (anche nera) e i vini che si ricavano vanno dal carattere ricco e bruno al bianco vellutato, sia dolci che secchi. E' caratterizzato da una vena delicatamente aromatica.
Merlot Importante vitigno francese, perfetto complemento del Cabernet, insieme al quale costituisce il famoso uvaggio bordolese. Ottimo anche vinificato in purezza (ad esempio il celebre Château Pétrus). Produce vini profumati, eleganti, con tipico sentore di prugna.
Montepulciano Famoso vitigno del versante adriatico centro-meridionale. Nelle migliori versioni dà origine a vini ricchi e strutturati, di ottima qualità.
Moscato Vitigno dall'aroma inconfondibile diffuso in tutto il mondo e usato soprattutto per produrre vini dolci, sia freschi che liquorosi. Il più famoso moscato italiano è l'Asti.
Nebbiolo Uno dei migliori vitigni italiani, da cui si ottengono i più importanti rossi Piemontesi, Barolo e Barbaresco in testa. Produce vini profondi e austeri, adatti all'invecchiamento. Coltivato in Valtellina con il nome Chiavennasca per produrre importanti rossi fra cui Sassella e Inferno.
Negroamaro Importante vitigno del sud, specialmente della Puglia. Negli ultimo anni sta uscendo dal ruolo di semplice uva per vini da taglio, per dare origine a rossi di grande carattere e intensità. Il colore scuro e il gusto amarognolo ne hanno determinato il nome.
Pinot Bianco Vitigno germanico diffuso nel nord Italia. Può dare origine a vini leggeri, freschi e fruttati (ad esempio certi spumanti) ma anche a vini di una certa struttura, morbidezza, alcolicità e longevità
Pinot Grigio Conosciuto in Germania come Rulander. In Italia è famosa la sua versione leggera e fruttata, ma può dare origine anche a bianchi spessi e corposi.
Pinot Nero Aristocratico vitigno di Borgogna, dove dà origine a vini con profumo e aroma ineguagliabile. E' coltivato con buoni risultati anche in California e in Australia. E' considerato un vitigno "difficile", e in Italia non dà sempre risultati soddisfacenti. Si presta anche alla vinificazione in bianco, specialmente per la produzione di spumanti e Champagne.
Prosecco E' l'uva da cui si ottiene uno degli spumanti italiani di maggiore sucesso. Diffuso in Veneto, ha carattere delicatamente aromatico e profumato di mela e fiori bianchi.
Riesling Importante vitigno, base dei migliori vini tedeschi. In Italia è diffusa al nord la varietà Italica, considerata generalmente meno pregiata di quella renana, capace comunque di produrre vini di grande finezza.
Sangiovese E' il più importante vitigno dell'Italia centrale, autentica bandiera della Toscana, da cui si ottengono Chianti e Brunello di Montalcino. Coltivato in tutto il mondo, è famoso per il suo profumo di violetta.
Sauvignon Secondo più importante vitigno bianco francese dopo lo Chardonnay. Aroma caratteristico, piacevolmente erbaceo e corposo. Dà origine ai celebri Sancerre e Pouilly-Fumè. In Italia è largamente diffuso con buoni risultati.
Schiava Principale vitigno del Trentino e dell'Alto Adige. Ne esistono diverse varietà ed è utilizzato per produrre vini rossi piacevoli e profumati come il Santa Maddalena.
Tocai Da non confondere con il Tokaji ungherese (che è un vino e non un vitigno), quest'uva è diffusa soprattutto in Friuli e Veneto. Dà origine a vini di colore paglierino carico, sapidi e profumati di fiori e mandorla.
Traminer Di origine germanica, in Italia è diffusa soprattutto la versione "aromatica" o Gewürztraminer, molto usata in Alto Adige. Si ottengono vini eleganti e profumati che maturando producono caratteristici sentori "minerali".
Trebbiano E' probabilmente il vitigno più diffuso in Italia. Non è considerata un uva pregiata ed è usato per tagliare molti bianchi italiani. Vinificato in purezza dà origine per lo più a vini onesti e senza pretese, sebbene in alcune versioni produca risultati eccellenti (ad esempio i Trebbiano d'Abruzzo di Valentini e Masciarelli).
Verdicchio Vitigno tipico delle Marche da cui si ottiene un vino con riflessi verdolini, profumato e caratterizzato da un piacevole retrogusto amarognolo. Nelle migliori versioni si presenta elegante, sapido ed equilibrato.
Vermentino Diffuso soprattutto il Liguria e Sardegna, dà origine a vini freschi e delicatamente aromatici.
Vernaccia Coltivato in Toscana (a S. Gimignano) e in Sardegna, produce uno dei vini più caratteristici del nostro paese. Secco, strutturato e adatto all'invecchiamento.

 
TECNICHE DI VINIFICAZIONE

Non spiegheremo come si fa il vino. Per descrivere in modo esauriente questo argomento occorrerebbero interi volumi. Illustreremo soltanto per sommi capi le principali differenze fra le tecniche in uso, allo scopo di dare una idea generale sull'argomento.

La vinificazione avviene grazie alla complessa azione di alcuni lieviti (normalmente presenti sulla buccia degli acini) che trasformano lo zucchero in alcol, provocando la cosiddetta fermentazione alcolica. Durante questa azione avvengono migliaia di processi chimici che danno origine alla complessa struttura del vino. Sebbene la fermentazione alcolica tenda ad avvenire spontaneamente dopo la spremitura dell'uva, generalmente vengono aggiunti al mosto lieviti selezionati che garantiscano uno svolgimento ottimale del processo.

Parleremo di vinificazione in rosso, in bianco e in rosato. Accenneremo anche alle tecniche per la spumantizzazione: Metodo Classico e Charmat. Infine troverete qualche appunto sulla fermentazione malolattica e sulla sua importanza.
   
Vinificazione in rosso Vinificazione in bianco Vinificazione in rosato Metodo Classico Metodo Charmat

Nella vinificazione in rosso le parti solide dell'uva (bucce e semi, chiamati vinaccioli) vengono lasciate in macerazione insieme al mosto. Prima della pigiatura l'uva viene quasi sempre diraspata, in quanto i raspi rendono il gusto astringente e diluiscono la concentrazione di colore. Più tempo le bucce restano a contatto con il mosto, maggiore sarà l'intensità di colore del vino. Generalmente questo tempo oscilla da un minimo di 4/5 giorni per i rossi più leggeri, fino a un massimo 3/4 settimane per i rossi più tannici e concentrati. Terminato questo tempo, le parti solide vengono tolte dal mosto, o sgrondate, e torchiate. La torchiatura produce un mosto molto tannico e colorato che spesso viene vinificato a parte e aggiunto al vino fiore in quantità calibrata per dargli spessore.
La vinificazione del mosto prosegue con meticolosi controlli, travasi e colmature, e al termine di questi processi avviene l'imbottigliamento.
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 
Vinificazione in rosso Vinificazione in bianco Vinificazione in rosato Metodo Classico Metodo Charmat
 
Rispetto alla vinificazione in rosso, quella in bianco differisce principalmente per il fatto che le parti solide, o vinacce, dell'uva non non vengono lasciate in macerazione con il mosto. In questo modo il vino non si carica di tannini e sostanze coloranti. A questo scopo possono venire impiegate pigiatrici molto sofisticate con membrane a camera d'aria che schiacciano l'uva con estrema delicatezza, e fanno in modo che le parti solide non cadano nella vasca insieme al mosto. Le vinacce vengono subito torchiate con pressione calibrata, e il risultato della torchiatura può essere aggiunto, tutto o in parte, al resto del mosto. La quasi totale mancanza di tannini rende il mosto bianco particolarmente delicato e bisognoso di attenzioni.

La vinificazione in bianco può essere eseguita anche con uve scure: il Pinot Nero, per esempio, è una varietà usata spesso per produrre vini bianchi.

A volte, per ottenere vini bianchi di maggiore struttura, si pratica una breve macerazione delle vinacce insieme al mosto.
 
 
 
 
 
 
 

Vinificazione in rosso Vinificazione in bianco Vinificazione in rosato Metodo Classico Metodo Charmat
 
E' fondamentalmente una via di mezzo fra la tecnica di vinificazione in rosso e quella in bianco. Si ottiene dalla vinificazione di uve scure, avendo cura di lasciare le vinacce in macerazione per un periodo molto breve, in modo da conferire un colore delicato.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Vinificazione in rosso Vinificazione in bianco Vinificazione in rosato Metodo Classico Metodo Charmat

Il metodo Classico, o Champenois, è la tecnica di vinificazione usata per la produzione dei migliori spumanti. La base di partenza è un vino bianco già maturo, fermo, spesso una cuvée (o miscuglio) di vini accuratamente selezionati. Si esegue l'imbottigliamento in bottiglie di tipo borgognone con l'aggiunta di lieviti selezionati. La chiusura è ottenuta con un particolare tappo a corona dotato, verso l'interno della bottiglia, di una piccola vasca di raccoglimento. Il vino rifermenta all'interno della bottiglia, e questa fase, detta "sui lieviti", può durare anche anni. Poi le bottiglie vengono messe in particolari rastrelliere chiamate "pupitres" dotate di un foro ogivale che permette di variare l'inclinazione della bottiglia. Le bottiglie vengono poste in orizzontale e poi col passare dei giorni gradualmente inclinate a testa in giù fino alla posizione verticale, per consentire ai sedimenti di raggiungere la vaschetta incorporata nel tappo. Al termine di questo procedimento le bottiglie sono pronte per la sboccatura: il tappo a corona viene tolto insieme ai sedimenti e al suo posto, dopo avere ricolmato la bottiglia, viene immediatamente inserito il classico tappo da spumante in sughero.

 
 
 
 
 
 
 
 

Vinificazione in rosso Vinificazione in bianco Vinificazione in rosato Metodo Classico Metodo Charmat
 
La differenza principale tra metodo Classico e metodo Charmat, è che quest'ultimo non prevede la rifermentazione in bottiglia. Il vino di base viene rifermentato in un grande vaso vinario ermetico chiamato autoclave. Questa tecnica si presta alla meccanizzazione del processo, e consente, spacialmente per grandi quantità, una notevole riduzione dei costi. Il metodo Charmat, sapientemente condotto, può dare origine a ottimi spumanti.
Fermentazione malolattica
   
La fermentazione malolattica non è una tecnica di vinificazione ma un particolare fenomeno che si verifica generalmente all'inizio della primavera. L'innalzamento della temperatura, infatti, favorisce questo tipo di fermentazione lenta che trasforma l'acido malico in acido lattico. Ne risulta un ammorbidimento del vino dovuto al fatto che l'acido lattico è meno astringente al gusto rispetto all'acido malico. La fermentazione malolattica gioca un ruolo fondamentale nel determinare il carattere del vino. Tutti i vini, bianchi e soprattutto rossi con corpo e struttura hanno svolto la malolattica; diversamente, questa fermentazione non è desiderabile quando si vogliono ottenere vini freschi e acidi, specialmente bianchi di pronta beva.

Nelle giuste condizioni e con una concentrazione non eccessiva di anidride solforosa (usata come disinfettante durante i processi di vinificazione), la fermentazione malolattica può avvenire spontaneamente. Diversamente, può essere indotta con l'aggiunta di lieviti selezionati.
 
 
 
 

 
CONSERVARE IL VINO
 
In verità non c'è granchè da dire su quest'argomento: le bottiglie di vino si conservano in posizione orizzontale in cantina, intendendo per cantina un luogo buio e arieggiato con temperatura costante di circa 15°C. Dal momento però che pochi dispongono di caverne scavate nella roccia o locali sotterranei, occorre spesso trovare soluzioni alternative.

Occorre sapere che:

   1. Forti sbalzi di temperatura e luce intensa possono alterare il vino
   2. Temperature troppo alte accelerano l'evoluzione organolettica
   3. Temperature troppo basse possono causare alterazioni fisiche (come sedimentazioni e cristallizzazioni)
   4. Se il tappo si secca il vino può ossidarsi per le infiltrazioni d'aria

Ovviamente, questi fattori sono tanto più critici quanto più è lungo il periodo di conservazione. Vale a dire che se intendiamo conservare una bottiglia per qualche mese al massimo, non dovremmo metterci troppi problemi; se invece vogliamo fare maturare un grande Barolo d'annata (e quindi parliamo di 5, 10 o 15 anni almeno), allora le cose cambiano.

Cercate, fra i locali a vostra disposizione, quello che più si avvicina alle caratteristiche ideali. Procuratevi un termometro che misuri la temperatura minima e massima e fate prove. Secondo la nostra esperienza, temperature che oscillano nel corso dell'anno fra 10°C e 25°C sono accettabili, certo non ideali, ma accettabili.

E' bene che il vino sia conservato in orizzontale per impedire che il tappo di sughero si secchi. Se il tappo è sintetico, non c'è alcun problema. Attualmente i migliori vini hanno generalmente il tappo in sughero, anche se molte aziende stanno sperimentando con successo tappi sintetici ad alta tecnologia.

Infine hanno destato una certa curiosità alcuni esperimenti effettuati allo scopo di determinare quanto le condizioni di conservazione delle bottiglie influiscano sullo stato del vino: su un periodo di circa un anno, non sono state rilevate sostanziali differenze fra gli stessi tipi di vino conservati in cantina, in casa e in auto. Considerando le condizioni in cui normalmete vengono conservati i vini nelle nostre case, pensiamo che questo sia incoraggiante. Naturalmente occorrono test più approfonditi su un periodo più lungo per trarre conclusioni.
 
 
DEGUSTARE IL VINO

I ferri del mestiere


Gli strumenti necessari a degustare un buon vino sono pochissimi, facilmente reperibili e dal costo contenuto.

Prima di tutto è necessario stappare la bottiglia con un cavatappi. Meglio orientarsi su un modello a leva (quando è chiuso assomiglia a un coltellino svizzero) che permette un'apertura agevole e precisa. Spesso è fornito di una piccola lama che serve a rimuovere la capsula protettiva posta attorno al tappo. Tagliate la capsula al di sotto del livello del tappo, per evitare che delle impurità entrino nella bottiglia al momento dell'apertura. Inserite il “verme” (ossia la punta a forma di spirale) nel tappo, senza spingerlo troppo a fondo e, soprattutto, non bucate la superficie inferiore altrimenti piccoli pezzi di sughero quasi sicuramente cadranno nel vino. Quindi, appoggiate la levetta sul collo della bottiglia e tirate delicatamente verso l'alto.

A questo punto, i vini bianchi, i rosati e il novello sono generalmente pronti da bere; il vino rosso richiede invece maggiori precauzioni.

L'operazione più importante è il travaso del vino in una caraffa o in un decanter. Fate attenzione, dato che, specialmente nel caso dei vini invecchiati, è probabile che ci sia del deposito sul fondo: se vedete che risale verso il collo della bottiglia, smettete subito di versare e rimettete la bottiglia in verticale per farlo scendere. I vini giovani andrebbero fatti ossigenare per almeno una mezz'ora in modo da farli “aprire”, esalando tutti i loro aromi. I vini invecchiati invece vanno scaraffati soltanto per poter lasciare il fondo nella bottiglia. Un'ossidazione troppo prolungata porterebbe infatti a una perdita di aromi, risultato di anni di affinamento; l'ossigenazione minima che il vino riceve nel bicchiere è più che sufficiente in questo caso.

Il secchiello o le glacette (piccoli cilindri di materiale termoisolante, simili a thermos, che contengono una bottiglia ciascuno), si rendono necessari quando si degusta uno spumante o un vino bianco fresco che deve rimanere a temperature piuttosto basse e va pertanto riposto in questi recipienti subito dopo aver versato i primi bicchieri.
   

La temperatura
I preparativi L'occhio vuole la sua parte Questione di naso Finalmente si beve Conclusioni

La temperatura a cui si serve il vino condiziona notevolmente il risultato della degustazione, e non esiste una regola precisa per tutti i vini. Nel caso la bottiglia riporti indicazioni precise (ad es. servire a 14°C) è consigliabile attenervisi. Se invece le suddette indicazioni sono troppo vaghe (ad es. l'inutile dicitura “servire fresco”) o sono assenti meglio seguire alcune norme di massima.

Gli spumanti hanno la temperatura di servizio più bassa, compresa tra i 6 e gli 8°C.

I vini bianchi vanno portati in tavola piuttosto freschi, tra i 9 e i 12°C. Se la cantina non è abbastanza fredda, si possono riporre brevemente in frigorifero prima di consumarli.

I vini rosati sono ideali tra i 12 e i 14°C mentre i rossi leggeri spaziano dai 16°C ai 18°C.

Infine, i rossi invecchiati richiedono almeno 18°C (meglio 20°C) per esprimersi al meglio.

La dicitura “servire a temperatura ambiente” è del tutto priva di significato: infatti, la temperatura dell'ambiente cambia sensibilmente a seconda della zona geografica, della stagione, dell'insolazione, e di molti altri fattori, mentre la temperatura ideale di servizio di un vino è sempre la stessa.
 
 
 
 

La temperatura
I preparativi
L'occhio vuole la sua parte Questione di naso Finalmente si beve Conclusioni

Nella degustazione del vino sono coinvolti diversi sensi: la vista, l'olfatto, il palato e (ovviamente) il gusto. E' importante quindi, a fronte di una valutazione così complesse, creare prima di tutto le giuste condizioni ambientali: la stanza in cui si gusta il vino dev'essere asciutta, ben illuminata e non presentare forti odori.

Quando versate il vino nei bicchieri, abbiate cura di riempirli sempre almeno fino a metà ma senza arrivare ai tre quarti. Se non siete assaggiatori esperti, potete anche rimanere leggermente al di sotto della metà: l'inesperienza nel maneggiare il calice (piuttosto diverso dai bicchieri d'uso quotidiano) potrebbe portare a spiacevoli inconvenienti (le macchie di vino, soprattutto rosso, tendono ad essere persistenti).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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L'esame visivo è da effettuare su un tavolo con tovaglia rigorosamente bianca. Uno sfondo di colore neutro è infatti essenziale per poter cogliere le sfumature di colore, la sua tonalità e saturazione. Per prima cosa, ponete il calice tra voi e una fonte di luce: il vino dev'essere trasparente e limpido; se è opaco oppure torbido è probabile che abbia subito processi degenerativi o che sia stato contaminato da impurità. Quindi, inclinate il bicchiere mantenendo la base del calice orientata verso di voi e osservate la superficie del vino per valutarne meglio le caratteristiche cromatiche. Verificate che il colore sia quello appropriato per il tipo di vino e il grado d'invecchiamento considerato.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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L'interazione tra olfatto e gusto è molto più forte di quanto si potrebbe pensare, pertanto l'aroma del vino determina in gran parte le sue caratteristiche. E' frequente, tra gli enologi e i sommelier, l'abitudine di usare una terminologia particolare per indicare le caratteristiche aromatiche del vino (ad es. “vino con note fruttate”, “sentore di cioccolato” ed espressioni simili). Anche se questo linguaggio può apparire oscuro ai non intenditori in realtà si basa su delle analogie scientificamente dimostrabili. Infatti, noi percepiamo gli odori grazie a delle molecole volatili che raggiungono dei recettori posti nel nostro apparato olfattivo. Alcune di queste molecole possono svilupparsi nei vini per i motivi più diversi (caratteristiche e maturazione dell'uva, lieviti aggiunti durante la fermentazione, legno di cui sono costituite le botti, etc.) ed essere, allo stesso tempo, presenti in altri materiali, frutti, fiori, piante, etc. Di conseguenza, è possibile, per chi abbia un olfatto educato a percepire un mix complesso come quello del vino, percepire questi odori “estranei”, compito invece piuttosto arduo per altre persone che tendono ad essere sopraffatte dall'odore dell'alcol (una molecola estremamente volatile) ed eventualmente dall'aroma dominante del vino.

Per effettuare un accurato esame olfattivo è necessario fare prima roteare leggermente il bicchiere per espandere la fragranza del vino, e quindi accostare il naso al bicchiere ed effettuare alcune inspirazioni brevi. Evitare di inalare profondamente e di inspirare per troppo tempo: l'alcol evaporato inibirebbe temporaneamente le capacità sensoriali della mucosa nasale. Questa “annusata” però potrebbe non essere sufficiente dal momento che alcune molecole odorose sono più volatili di altre, e quindi sono percepite in maniera più intensa. Meglio quindi attendere che la rotazione termini completamente e poi ripetere l'esame olfattivo mantenendo il bicchiere fermo.

I vini di maggiore qualità sono molto profumati e soprattutto presentano un aroma composito e complesso, costituito da molti profumi diversi. Se un vino non ha un particolare profumo, probabilmente avrà un gusto piuttosto scialbo e anonimo.
 
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Finalmente si beve
Conclusioni

Il momento dell'assaggio è probabilmente il più complesso, dato che entrano in gioco ben 3 dei nostri cinque sensi: il gusto, l'olfatto e la vista.

Il gusto ci permette di percepire la dolcezza, il grado di acidità ed eventualmente le note amare del vino. Dal momento che differenti aree della lingua percepiscono meglio sapori diversi, sarà necessario tenere in bocca il vino per un periodo compreso tra i 3 e i 15 secondi per poterlo gustare davvero. E' importante valutare il retrogusto, ossia le sensazioni gustative presenti in bocca dopo la deglutizione, che possono essere anche molto diverse dalle precedenti; di norma, quanto più un sapore è persistente dopo la deglutizione, maggiore è la qualità del vino, anche se questa valutazione può essere “falsata” nel caso di vini molto dolci, dato che gli zuccheri hanno la tendenza a “fissare” i sapori e sono percepiti come gradevoli dalla maggior parte delle persone.

L'olfatto entra in gioco grazie alle cavità retronasali, che trasportano gli aromi dalla bocca fino ai recettori olfattivi. Le sensazioni così ricevute si integrano con quelle percepite dalla lingua, e forniscono informazioni sulla maggior parte delle note distintive di un particolare vino.

Il tatto ha in questo caso la lingua e il palato come principali organi sensoriali. I fattori decisivi per determinare il sapore del vino (che non corrisponde al semplice gusto) sono la temperatura (per questo è importante rispettare le temperature di servizio), l'astringenza, lo pseudocalore fornito dall'alcol, la consistenza (ossia la sensazione di corposità, accentuata nei vini dolci) e il pizzicore dato dall'anidride carbonica, particolarmente importante nel caso di vini frizzanti e spumanti.
 
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Conclusioni

Il momento dell'assaggio è probabilmente il più complesso, dato che entrano in gioco ben 3 dei nostri cinque sensi: il gusto, l'olfatto e la vista.

Il gusto ci permette di percepire la dolcezza, il grado di acidità ed eventualmente le note amare del vino. Dal momento che differenti aree della lingua percepiscono meglio sapori diversi, sarà necessario tenere in bocca il vino per un periodo compreso tra i 3 e i 15 secondi per poterlo gustare davvero. E' importante valutare il retrogusto, ossia le sensazioni gustative presenti in bocca dopo la deglutizione, che possono essere anche molto diverse dalle precedenti; di norma, quanto più un sapore è persistente dopo la deglutizione, maggiore è la qualità del vino, anche se questa valutazione può essere “falsata” nel caso di vini molto dolci, dato che gli zuccheri hanno la tendenza a “fissare” i sapori e sono percepiti come gradevoli dalla maggior parte delle persone.

L'olfatto entra in gioco grazie alle cavità retronasali, che trasportano gli aromi dalla bocca fino ai recettori olfattivi. Le sensazioni così ricevute si integrano con quelle percepite dalla lingua, e forniscono informazioni sulla maggior parte delle note distintive di un particolare vino.

Il tatto ha in questo caso la lingua e il palato come principali organi sensoriali. I fattori decisivi per determinare il sapore del vino (che non corrisponde al semplice gusto) sono la temperatura (per questo è importante rispettare le temperature di servizio), l'astringenza, lo pseudocalore fornito dall'alcol, la consistenza (ossia la sensazione di corposità, accentuata nei vini dolci) e il pizzicore dato dall'anidride carbonica, particolarmente importante nel caso di vini frizzanti e spumanti.

 
COME SCEGLIERE IL BICCHIERE GIUSTO
 
Per ogni tipo di vino, il calice che ne esalta le caratteristiche organolettiche

Un ricevimento degno di questo nome si ricorda per l’attenzione ai piccoli particolari. A cominciare dalla cura nel servire da bere. Sulla tavola ci devono essere i bicchieri più adatti al tipo di vino offerto. Come riconoscere calici che a prima vista sembrano tutti uguali? Facile a dirsi, più che a farsi. Ecco come puoi orientarti nella selva di cristalli dalle svariate forme e dimensioni, per farti onore come un vero sommelier.

1. Le regole generali
2. La guida, bicchiere per bicchiere

1. Le regole generali
Niente bicchieri colorati: gli amanti del vino e gli esperti iniziano la degustazione proprio dall’esame del colore e del grado di trasparenza. D’obbligo, quindi, solo cristalli non lavorati.
I bicchieri da degustazione devono avere il gambo, perché il contatto delle mani con il corpo contenente il vino ne alterebbe la temperatura.
Il bicchiere non va mai riempito oltre un terzo del suo volume, in modo da poter far roteare il vino.
(Bicchieri: Bormioli Rocco Professional)
 
2. La guida, bicchiere per bicchiere
Per vini dai profumi complessi e di lunga persistenza nel gusto
..........
Ideale per:
Brunello di Montalcino Riserva
Pfalz Cabernet Sauvignon
Barolo Riserva
Per vini rossi nobili ed eleganti

Ideale per:
Barbaresco
Amarone della Valpolicella
Valtellina Sfurzat
Per vini rossi corposi o per bianchi strutturati

Ideale per:
Chianti Classico
Bolgheri Sassicaia
Gattinara
Per spumanti metodo classico e Champagne

Ideale per:
Champagne
Franciacorta
Oltrepò Pavese Spumante
Per vini rossi strutturati e morbidi

Ideale per:
Nebbiolo delle Langhe
Rosso di Montepulciano
Colli Piacentini
Gutturnio
Per vini rossi morbidi dal gusto equilibrato

Ideale per:
Brunello di Montalcino
Colli Orientali del Friuli Pignolo
Torgiano Rosso Riserva
Per vini bianchi ricchi e corposi

Ideale per:
Terre di Franciacorta Bianco
Lugana Superiore
Verdicchio dei Castelli di Jesi
Per spumanti metodo classico e vini frizzanti

Ideale per:
Moscato Tokay
Sauvignon
Franciacorta
Per vini ben strutturati e dagli aromi significativi

Ideale per:
Barbera d’Asti
Nero d’Avola
Aglianico del Volture
Per vini con sentori olfattivi accentuati

Ideale per:
Vermentino di Gallura
Cortese di Gavi
Collio Sauvignon
Classico per cocktail

Ideale per:
Martini
Margarita
Cosmopolitan
Classico per cognac e brandy

Ideale per:
Cognac Napoléon
Brandy
Rum 15 anni

 
COME ABBINARE I VINI AI CIBI
 
Il vino è la bevanda da tavola per eccellenza della tradizione italiana, e la grande varietà di prodotti permette di trovare quasi sempre accostamenti armoniosi tra alimenti e vini. Fare la scelta giusta in questo senso è molto importante per ottenere il meglio da entrambi senza sminuirne le caratteristiche.

E’ importante infatti che il vino non sovrasti il sapore del cibo e viceversa, e che non ci siano stridenti contrasti tra i due. Anche se il senso comune suggerisce il contrario, spesso è consigliabile abbinare cibi e vini dai sapori opposti. Questo è particolarmente vero nel caso di piatti dai sapori “forti”, da temperare con il vino giusto. Ad esempio, nel caso di un piatto molto grasso, come i salumi cotti, è bene scegliere un vino piuttosto acido, preferibilmente frizzante. Al contrario, cibi dal gusto più delicato, come il pesce bollito, andrebbero ravvivati con un bianco secco vivace dal gusto fresco.

La “regola dell’opposto” ha però delle notevoli eccezioni, specialmente per quanto riguarda i dolci. Il sapore zuccherino tende infatti ad essere predominante, e soffocherebbe eventuali sapori contrastanti. Da evitare il diffuso errore di abbinare uno Spumante Brut al dolce: questi vini, come tutti i bianchi secchi, vanno impiegati con piatti come pesci e aperitivi.

Controverso è poi l’accostamento tra vini e cioccolato: alcuni sommelier lo ritengono semplicemente impossibile, mentre altri consigliano di bere vini dolci liquorosi dal sapore deciso per evitare che vengano “cancellati” dall’intenso aroma del cacao.

Il vino di buona qualità, per essere apprezzato, deve poter esprimere tutto il suo aroma. Se vengono abbinati a sapori troppo forti, raggiungere questo risultato è praticamente impossibile. In questo caso, il vino sarebbe quindi sprecato, ed è opportuno sostituirlo con bevande più “umili”, come ad esempio l’acqua. I condimenti sono i principali responsabili di questo risultato, anche se non mancano cibi totalmente inadatti all’accostamento con il vino. Le salse piccanti (come la senape) e i condimenti acidi come aceto e limone, se usati in grande quantità, rientrano in questa categoria.Una menzione particolare meritano i carciofi, che contengono una particolare sostanza in grado di rendere piuttosto amaro e sgradevole qualsiasi vino.

 Al di là dei suggerimenti “standard”, validi per la maggior parte dei vini e delle pietanze, la sperimentazione e il gusto personale hanno comunque un ruolo molto importante in questa scelta: le percezioni gustative sono infatti altamente soggettive e dipendono dall’esperienza e dalle abitudini individuali.

La tabella seguente vi darà delle generali indicazioni sull'utilizzo dei vari tipi di vino.
   
Spumanti secchi
Sono ideali per aperitivo e ben si accompagnano con stuzzichini e snack.
Si possono poi consumare con frutti di mare crudi, crostacei lessati, insalate di mare, pesci magri bolliti e in gelatina.
Bianchi secchi
In alternativa allo spumante, con frutti di mare crudi, pesci magri bolliti, minestre di verdura o paste e risotti con sughi di verdura delicati e non aromatici o sughi leggeri di pesce
Bianchi invecchiati
Affettati, paste e riso con sughi aromatici di verdura o funghi, uova, pesci in umido, formaggi freschi.
Bianchi in barrique
Aspic, patè e terrine di cacciagione, gelatine, pesci arrosto o alla griglia (trota, rombo, dentice).
Rosati
Affettati dal sapore delicato o leggermente affumicati, piatti di pasta ripiena o gratinata, pollame e carni bianche in preparazione aromatiche o tartufate, formaggi freschi dal gusto delicato.
Rossi giovani
Minestre e zuppe saporite, carni bianche e pollame in umido, carni rosse alla griglia, pesci grassi, baccalà, zuppe di pesce saporite, formaggi di media stagionatura
Rossi invecchiati
Carni rosse o selvaggina cotte in umido, stracotti, stufati, arrosti di selvaggina da pelo o da piuma, formaggi stagionati e saporiti.
Spumanti dolci
Torte leggere, macedonie di frutta, crostate, dolci al cucchiaio.
Vini da dessert
Torte e creme al cioccolato, torrone, piccola pasticceria, cioccolatini, frutta secca o candita formaggi piccanti o erborinati.

Le curiosità che abbiamo riportato sono state reperite da varie fonti attreverso la consultazione della grande Rete. 

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